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Norcia, La Natura

La maggior parte del territorio di Norcia è consacrata al Parco Nazionale dei Monti Sibillini, un cuore verde di natura incontaminata nell'Appennino Umbro-Marchigiano; natura da scoprire, arte, tradizioni ed antichi mestieri. Visitare i Sibillini significa scoprire colori, suoni e sapori diversi; provare sensazioni sconosciute. Con le sue vette, le sue creste calcaree, gli aspri valloni, pareti rocciose, laghi ad alta quota, cascate, vaste distese di praterie, boschi, sorgenti perenni, fiumi, torrenti e leggende, il Parco è quanto di più vario e suggestivo siano riusciti a produrre la natura e l'uomo in questo angolo di mondo.
Istituito nel '93 (con DPR 6 agosto 1993) in un'area di circa settantamila ettari, e comprendente 18 Comuni (16 nel versante marchigiano e due, tra cui Norcia, nel versante umbro), il Parco dei Sibillini rappresenta una grande occasione per questo territorio, poiché scopo della sua istituzione non è stato semplicemente quello di tutelare e conservare il ricco patrimonio ambientale ma anche quello di valorizzare il più possibile gli aspetti culturali ed architettonici in esso presenti. Ambiente e beni culturali sono del resto le grandi potenzialità di Norcia che, indissolubilmente legata alla figura di S. Benedetto, il Patrono d'Europa, al quale nel 480 diede i natali, viene considerata il perno di quello che comunemente è definito il "versante sacro del Parco". Naturalmente, oltre che con questo aspetto ascetico e religioso, Norcia impreziosisce l'intera area del Parco con una serie di altre considerevoli ed ineguagliabili ricchezze.


Le risorse ambientali

L'inclusione di Norcia nel Parco trova giustificazione principalmente nella presenza di numerose risorse ambientali di indiscutibile pregio, a cominciare dalle sue celebri "marcite", collocate nell'area sud-ovest della città, nella parte più depressa del Piano di S. Scolastica.

Le Marcite

Sono prati irrigui, strettamente connessi a fenomeni idrogeologici sotterranei, che restano verdeggianti per tutto l’anno nonostante le basse temperature invernali e le alte estive. Questi prati occupano una superficie che varia tra i 70 ai 100 ettari di terreno, la loro lunghezza è di circa 2.500 Km per una larghezza variabile dai 50 ai 400 m.. Quest’area permanente in continua irrigazione estiva e invernale, e nota con il nome “Le Marcite” (le prata), è già esistente da diversi secoli e attualmente rappresenta uno dei gioielli più preziosi del Parco Nazionale dei Monti Sibillini.
Sulle origini di questo particolarissimo e delicato ecosistema sono state avanzate diverse ipotesi. Secondo alcune versioni, già nel VI secolo i monaci dell’ordine fondato da San Benedetto da Norcia avrebbero dettato i primi sistemi per la realizzazione della rete di canali e di chiuse per imbrigliare l’acqua e consentire l’allagamento dei prati, tanto che, in seguito alla loro rapida ed efficace espansione, i monaci benedettini avrebbero applicato questa pratica agricola anche in Lombardia. Tale ipotesi non è tuttavia supportata da nessuna fonte, nemmeno dagli Statuti della Repubblica di Norcia, stampati nel 1526. Secondo un’altra versione la formazione delle MARCITE di Norcia risalirebbe al XVI secolo mentre altri ancora le considerano iniziative nate intorno al XIII sec., come imitazione delle marcite Lombarde. Certo è che l’arte di queste preziose ed interessanti pratiche agricole è da secoli esercitata dalle famiglie nursine e tramandata di padre in figlio. Il nome di “Marcite” dato a questi prati sempre verdi e irrigui, probabilmente deriva dall’antica pratica agreste di far marcire sul suolo di questi prati, durante il periodo invernale, l’ultimo taglio di foraggio dell’annata, cioè quello di settembre-ottobre, allo scopo di arricchire il terreno prativo di sostanze organiche. L’aspetto di questi terreni assumeva così quello di paludi marce e poiché anticamente questi prati venivano denominati marci, si può ritenere che da tale assonanza di termine sia potuto derivare il nome del toponimo attuale.
Possibili derivazioni del nome “marcite” sono state individuate anche nel termine dialettale lombardo “Marzite” e nel nome “Marzida”, da Marzo, mese nel quale si ottiene il primo foraggio dai prati marcitoi. Tra le sorgenti che irrigano le Marcite di Norcia vanno invece ricordate quelle di S. Martino, del Salicone, del Copparo o Coppaie e delle Conce. La portata delle sorgenti è variabile a seconda delle stagioni, presentando un massimo in primavera ed un minimo in inverno.
Tutte queste acque, dopo essere state deviate da canaletti artificiali, eseguiti per irrigare i prati, si riuniscono in località Freddara e formano il fiume Sordo. Questi “canaletti” divisori, che vengono chiamati “cortinelle” e delimitati da canali irrigatori e da fossetti colatori, sono leggermente in pendenza, facilitando così il lento deflusso dell’acqua e impedendone il ristagno. Le “cortinelle” possono essere larghe dai 4 ai 12 metri e la loro lunghezza può arrivare anche a 100 metri; inoltre vengono separate da delle chiuse delimitate da paratoi in legno conficcati nel terreno.
Il velo d’acqua che sommerge continuamente il suolo durante la stagione estiva mantiene un costante apporto di umidità per favorire il raccolto del foraggio. Durante il periodo invernale impedisce il congelamento del terreno e fornisce alle specie erbacee il calore necessario per crescere e per continuare il ciclo vegetativo.
Il sistema irrigativo differisce a seconda delle stagioni: durante il periodo freddo l’irrigazione è costante e continua, in modo che l’acqua con la temperatura di 6-12° C svolga efficacemente la sua funzione protettiva rispetto alle gelate invernali; nel periodo estivo invece l’irrigazione avviene mantenendo dei turni di rotazione, la durata dei quali varia a secondo della temperatura. Grazie all’azione termoregolatrice delle acque è possibile ricavare dal suolo fino a dieci tagli di foraggio all’anno.
Una caratteristica delle marcite è infine la presenza dei mulini. Ad inizio secolo se ne contavano una quindicina, ora soltanto quattro sono stati ristrutturati. Questi mulini posti lungo i migliori corsi d’acqua permettevano ai contadini di macinare biade e grano: andarono in disuso nel 1950 quando ne fu costruito uno a cilindri nei pressi di Serravalle, anche se l’ultimo mulino ha lavorato fino al 1962.

Le altre ricchezze naturalistiche…

Uniche, dal punto di vista paesaggistico, sono anche altre aree a non molta distanza dalla città come i vasti Piani carsici di Castelluccio, le tre depressioni ad alta quota (il Pian Grande, il Pian Piccolo ed il Pian Perduto) in cui tracce del fenomeno carsico sono particolarmente evidenti nei solchi e negli inghiottitoi naturali (ad es., il fosso dei Mergani). Le tre conche sono testimoni, nel mese di giugno, di un fenomeno naturale di particolare bellezza: la fioritura o fiorita. Asfodeli, violette, garofanini, narcisi, tulipani selvatici, ranuncoli, papaveri, ...creano, con i loro svariati colori, un'atmosfera fiabesca.
A dominare l'intera area è il Monte Vettore che, con i suoi circa 2500 m. d'altezza, è la cima più elevata dei Monti Sibillini (il nome deriva infatti dal latino Victor, vincitore). All'interno di questo monte, a forma di gigantesco ferro di cavallo, in uno dei più bei circhi glaciali, scavati dall'ultimo ghiacciaio del quaternario, giace il Lago di Pilato, apparentemente abbracciato alla grande montagna ma in realtà esposto ai venti del nord. È la meta più frequentata dagli escursionisti, tant'è che per la sua salvaguardia si sta pensando ad una regolazione del flusso turistico nei mesi estivi. Il nome del lago è legato alla leggenda del proconsole romano, reo della morte di Cristo, trasportato da un carro trainato da due buoi sulla cima del monte e scaraventato nelle sue gelide acque. Ospite d'onore del lago è il Chirocefalo del Marchesoni, un crostaceo unico al mondo (pur avendo degli affini in Asia Minore e nel Caucaso), di grande interesse scientifico e naturalistico. Lungo circa 10 mm., con corpo allungato di color rosso corallo, il chirocefalo nuota all'indietro e con l'addome rivolto verso l'alto, probabilmente perché attratto dalla luce. Anche nei casi di eccessiva siccità estiva e di prosciugamento del lago, tale crostaceo è tra i pochi organismi acquatici in grado di sopravvivere, grazie alla produzione di cisti (uova) durature.

La flora:

Fino ai 1000 m. di quota, la vegetazione è contraddistinta da boschi di roverella, orniello, carpino nero ed altre specie caducifoglie. Fra i 1000 ed i 1800 m. la specie prevalente è invece il faggio che, fino ai 1400 m., forma boschi in cui è possibile ritrovare specie come la roverella, l'orniello, il maggiocondolo, l'opalo. Sopra i 1400 m., invece, le faggete non sono più miste ma pure. Oltre il limite della vegetazione boschiva, alle quote più elevate, si trovano pascoli primari o naturali. Qui si rinvengono specie pregiate e rare, fra cui il genepì, la rara stella alpina dell'Appennino, la viola, l'anemone, la genziana. Altre specie interessanti sono il giglio martagone e l'uva orsina.

La fauna:

Accanto al Chirocefalo, nel Parco sono presenti oltre 225 specie di vertebrati, in particolare 19 specie di uccelli e 8 di mammiferi. Fino ai 1000 m., nei boschi, vive il capriolo e, tra gli uccelli, la ghiandaia. Nei boschi d'alta quota si aggira il lupo appenninico, specie a rischio di estinzione come la martora ed il gatto selvatico. Diffuso lo scoiattolo, l'astore, il picchio rosso e quello muraiolo. Di rilievo la presenza dell'istrice. A più alte quote, nelle zone più spoglie di vegetazione arborea ed occupate in prevalenza dai pascoli, vive l'aquila reale, dall'apertura alare di quasi due metri, il falco pellegrino, il fringuello alpino, il gracchio alpino e quello corallino. Fra gli invertebrati, più di 2000 sono le specie rilevate, delle quali 141 diffuse in tutta la penisola e 18 specifiche dell'area dei Sibillini. Tra i rettili va ricordata la vipera dell'Orsini.